Guilty pleasure
il gdl dedicato al Romance di Baumhaus
Sul gruppo di lettura
Ci sono libri che leggiamo in pubblico e libri che teniamo per noi. Libri che raccontiamo quando qualcuno ci chiede cosa stiamo leggendo e altri che divoriamo, magari uno dopo l’altro, ma nascondendo le copertine. Il romance vive spesso in questo spazio privato. È il guilty pleasure: qualcosa che ci piace molto, ma di cui ci vergogniamo un po’. Forse perché è un genere etichettato soprattutto come “femminile”, considerato quindi commerciale e sentimentale: i romanzetti rosa da edicola. Una letteratura minore, raramente degna dello stesso spazio di discussione riservato ad altri generi.
Eppure le storie d’amore raccontano molto più di questo. Raccontano chi desideriamo e come vogliamo essere desiderate. Parlare di romance significa parlare d’amore, e parlare d’amore significa anche parlare di potere. Di chi prende l’iniziativa e chi aspetta. Di chi “salva” chi. Di cosa chiamiamo passione, di cosa consideriamo romantico, di quali comportamenti continuiamo a tollerare in nome dell’amore. E quindi di sesso, consenso, cura, violenza, ruoli di genere.
Il modo in cui raccontiamo l’amore cambia insieme a noi (e viceversa). Nei romance leggiamo ancora di gelosia, possesso e relazioni tossiche, ma trovano sempre più spazio anche altre forme di desiderio e di intimità: uomini capaci di essere vulnerabili, sesso fondato sul consenso e sul piacere reciproco, protagoniste che non aspettano di essere salvate, storie queer che mettono in discussione i ruoli che siamo abituate ad assegnare a una coppia.
Osservare e parlare insieme di quello che succede nel romance significa anche provare a capire qualcosa di noi e della società in cui viviamo: le relazioni che immaginiamo, quelle che desideriamo, ma anche quelle che non siamo più disposte ad accettare.
Quando
L’intento non è trasformare il romance in qualcosa da sezionare per dimostrare che merita di essere preso sul serio, ma far sì che lettura resti prima di tutto quello che è sempre stata: un piacere
Ma questa volta senza sensi di colpa.