Presentazione di Piccola estate di Alberto Pellagatta (Guanda, 2025). Riccardo Zippo ne parla con l'autore.
Momento di sospensione che si prolunga ad interim: non è estate, non è ancora autunno. E si dilunga in uno stato d'opacità sognante dove realtà e immaginazione si incrociano, in una sorta di montaliano delirio d'immobilità che avvolge uomini e natura. Ma il vissuto dell'autore non trova la calma che quel tempo prometteva. È inquieto. Specie quando, quasi sfruttando come una finestra temporale la pausa magica offerta dalla piccola estate, compaiono le figure di chi gli è stato vicino ed è scomparso. Flash onirici, fantasmi e ossessioni sfumano uno nell'altra in un vertiginoso rinviarsi, oscillano nel frammezzo inafferrabile che divide ricordo e presenza. L'esito è una condizione d'alta visionarietà resa con sofisticate sinestesie, cortocircuiti semantici, catene parlate che sfiorano il balbettio. Chi legge si chiede come ha fatto l'autore a gestire tante situazioni stravolgenti. E risponde osservando un diffuso distacco ironico capace di controllare i contrasti verbali più intensi. E conclude che anche questa lucida gestione della lingua fa di Pellegatta uno dei poeti più validi dell'ultima (forse già penultima…) generazione.
Alberto Pellegatta è nato a Milano nel 1978. Scrive d’arte e collabora come critico con quotidiani e riviste. Suoi versi sono presenti in diverse antologie. Nel 2002 ha esordito con Mattinata larga. Ha pubblicato inoltre L’ombra della salute (2011) e Ipotesi di felicità (2017). Ha vinto diversi premi, tra cui il Premio Biennale Cetona, il Premio Antonio Fogazzaro e il Premio Amici di Milano. È direttore editoriale di Taut Editori.
Riccardo Zippo (Gagliano del Capo 1992) è cresciuto e ha studiato a Milano. Dopo l’esordio all'interno dell'antologia Planetaria – 27 poeti del mondo nati dopo il 1985 (Taut 2020), ha pubblicato Tregua (Taut 2022).