Il collettivo Wu Ming ha più volte trattato, nei propri libri come sul blog Giap, il tema di come l’uomo si relazioni con l’ambiente naturale, denunciando in diversi modi come l’interesse economico abbia quasi sempre prevalso nella gestione del territorio, a scapito del rispetto del territorio stesso e dei suoi abitanti, animali e vegetali. Uno dei testi più significativi in questo senso è Un viaggio che non promettiamo breve di Wu Ming 1, che ricostruisce la storia del movimento No TAV. Jacopo Turini lo analizza in un suo articolo come uno dei più riusciti esempi di «riflessione sul rapporto fra letteratura e attivismo sul territorio [...]», opere i cui «autori hanno ben chiare le proprie responsabilità e l’obiettivo di dare una voce, un’opportunità di riscatto, agli abitanti» (Jacopo Turini, Lo scrittore come ecologista. Scrittura ed esperienza sul territorio montano da Nuto Revelli a Wu Ming 1, in Tra ecologia letteraria ed ecocritica. Narrare la crisi ambientale nella letteratura e nel cinema italiani, a cura di Marina Spunta e Silvia Ross, p. 43-50: 44, 50).
Queste tematiche sono al centro di un altro lavoro di Wu Ming 1, ma questa volta si tratta di un romanzo, Gli uomini pesce (2024). E il territorio a cui si indirizza lo sguardo non è più quello montano ma, all’opposto, il Delta del Po e in particolare la bassa ferrarese. Già nel racconto Arzèstula (pubblicato nel 2009 nella raccolta curata da Giorgio Vasta Anteprima nazionale. Nove visioni del nostro futuro invisibile, p. 83-105, poi nell’antologia di racconti del collettivo Anatra all’arancia meccanica, p. 387-408, oggi disponibile online) il collettivo aveva affrontato le problematiche ambientali (anche) di questo territorio, osservato proprio da un futuro distopico (un breve riassunto commentato del racconto compare nella Postilla finale di Anatra all’arancia meccanica).
Nel romanzo del 2024, la cui protagonista è una geografa, la tematica ecologica si inserisce all’interno di una vicenda complessa, che si svolge su diversi piani temporali e che quindi permette di mettere in luce il mutamento di un territorio che, a causa delle speculazioni degli ultimi 50 anni, si dibatte fra ondate di siccità e il rischio - oramai difficilmente evitabile - di vedere allagate intere aree antropizzate in seguito a bonifiche realizzate senza criterio. Paradossalmente la soluzione migliore sarebbe proprio consentire il ritorno dell’acqua in molte zone, un’operazione da governare e gestire - come stanno chiedendo di fare diverse associazioni del territorio - prima che la natura riprenda in maniera incontrollata e traumatica ciò che era suo.
La distopia prospettata da Ballard ne Il mondo sommerso e appena adombrata da Benni in Margherita Dolcevita, sembra quindi essere qualcosa di ben più vicino e realistico di quanto quei testi potessero fare immaginare. La copertina del romanzo di Wu Ming 1 anzi ci racconta che il mondo sommerso esisteva già in passato, mostrando una mappa delle valli di Comacchio realizzata da Élisée Reclus nel 1876 (rielaborata graficamente da Andrea Alberti), in cui si nota la netta prevalenza dell’elemento acquatico sulla terraferma, che emergerà invece in seguito alle bonifiche.
Recentemente la «Rivista geografica italiana» (CXXXVI, 2026, n. 1, p. 168-195) ha pubblicato l’intervento a più voci Un forum su Gli uomini pesce di Wu Ming 1 (2024), che contiene contributi di Francesco Visentin, Elisa Magnani, Stefano Piastra, Margherita Cisani e Luca Bonardi.
In occasione della presentazione presso la Biblioteca dell’Archiginnasio del Fondo speciale Carte Viganò-Meluschi, Wu Ming 1 ha illustrato alcuni aspetti de Gli uomini pesce, fra i cui personaggi compaiono proprio Renata Viganò e Alberto Meluschi.
Wu Ming 1, Gli uomini pesce, Torino, Einaudi, 2024.