L'eccidio di Palazzo d'Accursio
L'eccidio di Palazzo d'Accursio

Chi ha del ferro ha del pane si conclude con il capitolo 75, La tragedia, in cui Evangelisti racconta quello che subito venne definito l’eccidio di Palazzo d’Accursio. Il 21 novembre 1920 il Partito socialista festeggiava la schiacciante vittoria elettorale appena ottenuta a Bologna con l’insediamento del nuovo sindaco, Enio Gnudi, che succedeva alla giunta ugualmente socialista guidata da Francesco Zanardi. Durante i festeggiamenti gli appartenenti ai Fasci di combattimento travolsero i cordoni delle forze dell’ordine - a dire il vero, dice Evangelisti, poco decise a contrastarli - che li separavano dalla folla che attendeva il discorso del nuovo sindaco e iniziarono a sparare contro Palazzo d’Accursio. Ne nacque una sparatoria e un parapiglia che portò la situazione alla tragedia annunciata nel titolo del capitolo. Lasciamo la parola ad Evangelisti che riassume le conseguenze di quei fatti:

 

«Morirono dieci socialisti, tra cui due donne. Un consigliere comunale appartenente alla minoranza, Giulio Giordani, fu ucciso nella sala consiliare da uno sconosciuto, comparso sulla porta. L’assassino non fu mai identificato. Forse voleva vendicare, a modo suo, le vittime all’esterno. Giordani divenne un martire, degli altri caduti si ignorò il nome» (p. 525).

 

Nella finzione narrativa fra i caduti di quella giornata figura Canzio Verardi, che conclude così la sua parabola di vita snodatasi lungo i primi due romanzi della trilogia. Un modo, da parte di Evangelisti, di dare un nome ad almeno una delle vittime.

Il volume di cui presentiamo qui il frontespizio e nelle pagine successive alcune immagini, datato 1923, dimostra come la memoria dell’eccidio venne inizialmente monopolizzata da quella che poi risulterà la parte politica vincitrice e che impedirà l’insediarsi di Gnudi. Il volume infatti concentra la propria attenzione solo sull’uccisione del consigliere di minoranza Giulio Giordani e sulla sparatoria che avvenne nell’aula del consiglio comunale, “dimenticando” le cause che l’avevano provocata e i morti che già si contavano all’esterno.

In un articolo dal titolo L’eterno nemico. Dalla censura libraria all’applicazione delle leggi razziali: il Ventennio fascista nella Biblioteca dell’Archiginnasio, pubblicato su «L’Archiginnasio», CXIV (2019), p. 487-618, Maurizio Avanzolini - che ringraziamo per le molte segnalazioni che hanno arricchito questa ultima parte della gallery - nota anche che nelle raccolte dei quotidiani possedute dalla nostra biblioteca, nei numeri immediatamente successivi al giorno dell’eccidio, sono chiaramente mancanti pagine e articoli che probabilmente erano dedicati agli eventi del 21 novembre (p. 554-555). Si tratta probabilmente di un episodio di censura, come altri ne rileva Avanzolini relativamente a fatti controversi di quegli anni (abbiamo prima citato il caso relativo a Pietro Nenni), anche se difficilmente spiegabile visto che dell’eccidio si parlò sulla stampa di tutta Italia e quindi risulta poco credibile che lo si volesse tenere nascosto. Ma forse quello che interessava era sottrarre alla memoria alcuni specifici particolari e dettagli.

Molto interessante per capire come il fascismo, una volta affermatosi pienamente, raccontò i fatti del 21 novembre 1920 è l’articolo Giulio Giordani e l’eccidio di Palazzo d’Accursio (ricordi di Battaglia) di Angelo Manaresi, che sarà in seguito Podestà di Bologna, pubblicato su «Il Comune di Bologna» del settembre 1928, p. 11-25. Le numerose fotografie pubblicate all’interno dell’articolo lo rendono ancora più prezioso.

 

Vico Pellizzari, L'eccidio di Palazzo d'Accursio, Roma-Milano, A. Mondadori, 1923.

Collocazione: 17*. AA. 368