Margherita utilizza le proprie abilità e conoscenze in campo letterario non solo per agevolare la vita sentimentale di Erminio, ma anche per aiutare Giacinto - grezzo e ignorantissimo fratello maggiore - a conquistare Labella, vanesia e bellissima figlia dei Del Bene:
«Era lì, ottanta chili di ferormoni e disperazione, il mio povero fratellone esule dal Maraglistan.
- Raccontami una storia con cui possa affascinarla - mi ha chiesto.
- Va bene, te la racconto. È un mito.
- Come Maradona?
- Più vecchio [...]».
(Cap. 15, Trasformazioni)
Dopo il recupero della scrittura epistolare, ecco la riscoperta dell’epica classica. Il mito è quello di Apollo e Giacinto, che il ragazzo racconterà a modo suo a Labella durante la cena nel Cubo, nel capitolo successivo.
La più celebre narrazione della storia di Giacinto e Apollo si trova nel decimo libro delle Metamorfosi di Ovidio. Qui vediamo una splendida incisione, opera di Michel Faulte, che illustra l’episodio, tratta da un’edizione seicentesca dell’opera in traduzione francese. Il volume è integralmente consultabile online.
Publio Ovidio Nasone, Les Metamorphoses d'Ouide traduites en prose françoise, et de nouueau soigneusement reueuës, corrigées en infinis endroits, et enrichiés de figures à chacune fable, À Paris, chez Augustin Courbé, 1651.