«Oppure immagino di essere in una casa galleggiante in mezzo a una sconfinata palude, con un ingorgo di motoscafi che suonano il clacson. Il mondo è sommerso dall’acqua e io sto raccontando la mia vita di sopravvissuta a mia figlia Margherana (i bimbi in questo mio ipotetico futuro saranno anfibi). E le racconto [...]».
(Cap. 1, La sparizione delle stelle)
Margherita narra la storia in prima persona. Lei stessa però in alcuni passi del romanzo sembra volere complicare il suo statuto di narratrice, ipotizzando che il racconto sia narrato da una Margherita ormai invecchiata, in un futuro in cui le acque hanno allagato le città, i bambini nascono anfibi e, a conferma del fatto che la riflessione sulla narrazione è sempre centrale per Benni, «pochi sanno raccontare» (cap. 12, L’affare si ingarbuglia).
Nonostante la simbologia dell’acqua sia molto presente nel romanzo, si trovano solamente tre accenni a questo mondo acquatico futuro. Sono però collocati in posizioni cardine: il primo capitolo (la citazione appena vista), quello centrale (il dodicesimo, dal titolo L’affare si ingarbuglia) e la pagina finale della storia, dopo la quale si trova solo il Commiato.
Benni sembra volere sottolineare, con questi tre brani, l’importanza del tema ecologico nel romanzo. Il mondo futuro ipotizzato da Margherita ricorda le distopie inventate dagli scrittori di fantascienza, in cui l’uomo ha sconvolto l’ambiente naturale causando inondazioni o - al contrario, ma con conseguenze e significati uguali - siccità irreversibile (si veda, come esempio di desertificazione estrema, il romanzo Qualcosa, là fuori di Bruno Arpaia).
Fra i più famosi esempi di distopia acquatica va citato The Drowned World di un maestro del genere fantascientifico, J.G. Ballard, pubblicato per la prima volta nel 1962.
Proprio negli anni Sessanta del Novecento il tema ecologico acquisisce centralità in letteratura e più in generale nell’arte. Dopo qualche decennio, in particolare negli ultimi 25 anni, il dibattito critico ha riconosciuto e approfondito l’importanza di questo tema, in prima battuta negli Stati Uniti e in seguito, e con accenti originali, anche in Europa.
Uno dei primi testi dedicati a questo tema in Italia è stata la raccolta di saggi del 2013 Ecocritica. La letteratura e la crisi del pianeta, a cura di Caterina Salabè. Negli ultimi 10 anni è stato importante il lavoro di Niccolò Scaffai, che ha prima dedicato un volume saggistico a Letteratura e ecologia. Forme e temi di una relazione narrativa (2017), poi ha curato una raccolta di testi narrativi in cui le preoccupazioni per la sorte del nostro pianeta sono centrali: Racconti del pianeta Terra (2022).
Margherita Dolcevita, non solo nei citati accenni alla distopia del mondo sommerso ma anche nei numerosi passi che sottolineano l’odio per l’ambiente naturale della famiglia Del Bene, si inserisce in questo filone di narrativa “ecocritica” (il titolo del quarto capitolo è Il prato ferito). Non abbiamo però trovato traccia del romanzo nei testi critici dedicati al tema in questione.
J.G. Ballard, Il mondo sommerso, Milano, Baldini & Castoldi, [1998].