«Di mestiere papà fa il pensionato, ma anche l’avvocato difensore di oggetti. Ha un capannone di roba usata, non butta via niente. Dice che non è giusto chiamare vecchie le cose: perché vivranno più di noi. Se ce ne sbarazziamo e le sostituiamo troppo presto, soffrono. Quindi lui aggiusta e ripara e rimonta e riavvia. È l’unico in tutta la zona che cura biciclette pedalopatiche, radio afone, lavatrici asmatiche e caffettiere impotenti. Ha una borsa di attrezzi magica. Dice che l’uomo è stato creato padrone della terra, ma gli manca una cosa fondamentale: una borsa di attezzi per riaggiustarsi».
(Cap. 2, La mia famiglia).
Nel 1993 Francesco Orlando pubblica una monumentale opera (aggiornata in una edizione riveduta e ampliata l’anno successivo) dedicata alle tracce lasciate nei testi letterari da quelli che nel titolo chiama Oggetti desueti e che meglio definisce nel sottotitolo: Rovine, reliquie, rarità, robaccia, luoghi inabitati e tesori nascosti. Cioè “cose” - e il fatto che si tratti di elementi dotati di fisicità e concretezza è la prima discriminante della sua selezione - che hanno perduto la loro funzionalità primaria e che appaiono quindi, scrive Orlando, «più o meno inutili o invecchiate o insolite: dentro quel piano immaginario di letteratura diverso di testo in testo, e perciò in contrasto con ideali sottintesi sempre variabili di utilità o novità o normalità» (p. 4). Oggetti che possono però acquistare una «funzionalità di recupero» (p. 13) che in Margherita Dolcevita non risiede tanto nel nuovo utilizzo che degli oggetti si può fare dopo che il padre li ha aggiustati, ma nell’azione stessa di aggiustarli, nella volontà dell’uomo di occuparsi di loro. Lo svuotamento del capannone da tutti questi oggetti, per fare posto a “cose” nuove e perfettamente funzionali - e quindi il venire meno di questa volontà di riparare, aggiustare, dare valore a un oggetto anche se vecchio e inutile - diventerà infatti il correlativo oggettivo del mutamento del padre di Margherita, del suo abbandonarsi al volere dei nefasti vicini Del Bene.
Non sappiamo in quale delle 12 categorie che chiudono l’albero semantico creato da Francesco Orlando possa essere inserita «la signora Legnano», la vecchia bicicletta amata da Margherita. Forse nella categoria indicata come «Memore-affettivo». Ma non c’è dubbio che il romanzo di Benni potrebbe rientrare fra le centinaia di esempi su cui il critico poggia la sua trattazione.
Francesco Orlando, Gli oggetti desueti nelle immagini della letteratura. Rovine, reliquie, rarità, robaccia, luoghi inabitati e tesori nascosti, Torino, G. Einaudi, [1993].