Nella personale politica di “pulizia” portata avanti dal signor Del Bene, dopo gli zingari tocca ai graffitari. Che invece, naturalmente, affascinano Margherita. Nel capitolo 18 (In viaggio con Angelo) ne incontra uno - forse quello che si firma Vincent van Bongh ma, come è giusto che sia visto che si sta parlando di writers, non siamo sicuri che sia proprio lui - che sembra colpirla ancora più del suo lavoro, «un graffito meraviglioso, almeno trenta metri di colori».
Se è vero che la discussione sui graffiti è «una piccola guerra civile, accanita e talvolta cruenta, che cova ed esplode ogni tanto nelle città occidentali (e altrove)» (Alessandro Dal Lago, Serena Giordano, Graffiti. Arte e ordine pubblico, p. 7), ci sembra di potere dire che Bologna è stata negli ultimi 50 anni uno dei luoghi in cui si sono scatenati alcuni fra i maggiori conflitti sul tema. Sia in relazione a specifici eventi di grande impatto, sia nella quotidiana lotta che contrappone anonimi writers, istituzioni e cittadini stanchi dei muri “sporchi". Nel libro appena citato viene ricordato che nel 2009 il Museo d’arte Moderna di Bologna si occupò di valutare i graffiti presenti in alcune zone, per decidere quali erano meritevoli di sopravvivere e quali invece potevano essere sacrificati alla «linea dura contro le scritte sui muri» (p. 94) decisa da Palazzo d’Accursio. Ma ci saranno eventi ben più traumatici in città sul tema e ne parleremo nelle prossime schede.
Intanto recuperiamo il punto di inizio del rapporto fra Bologna e il graffitismo, che va individuato senza dubbio nella mostra Arte di frontiera. New York graffiti, inaugurata alla Galleria d’arte moderna nel 1984 e nata da un’idea di Francesca Alinovi, che non riuscì però a vederla realizzata. Il catalogo della mostra riporta due lunghi testi della giovane studiosa, ma anche un innovativo Glossario dei termini “Hip Hop”.
Arte di frontiera. New York graffiti, da un progetto di Francesca Alinovi, [a cura della Galleria comunale d'arte moderna di Bologna], [catalogo a cura di Marilena Pasquali e Roberto Daolio], Milano, G. Mazzotta, 1984.