«Papà stava per raccontare una barzelletta, ma mamma lo ha fermato con lo sguardo.
Tutte le volte che papà prova a raccontare una barzelletta, riempie di angoscia l’intero uditorio. È il peggior raccontatore di barzellette del cosmo».
(Cap. 10, La cena fatale)
Senza dubbio Margherita non ha ereditato le proprie capacità affabulatorie dal padre, che non riesce a raccontare neanche una barzelletta. Ma siamo sicuri che sia così facile? I numerosi repertori di facezie, storielle divertenti, freddure, ecc. che si possono reperire in biblioteca sembrano testimoniare che quella del barzellettiere è un’arte tutt’altro che semplice da imparare e mettere in pratica.
Consigliamo quindi di partire da questo testo scritto da uno dei più importanti scrittori umoristici del nostro paese, Achille Campanile. Che anche mentre spiega come narrare una storia che faccia ridere, riesce a farci ridere. Per averne testimonianza, basta leggere il sottotitolo del volume. Oppure scoprire che la prefazione dell’autore si trova alla fine, a causa di «una dimenticanza dovuta soprattutto a distrazione» (p. 6). Nell’edizione dell’opera pubblicata nel 2001 si trova anche una Postfazione di Stefano Bartezzaghi (p. 455-460).
Vogliamo offrire anche noi il nostro contributo didattico, sfruttando la spiegazione della etimologia della parola «barzelletta» fornita da Alessandro Parenti nel saggio Etimologie, contenuto in La vita delle parole. Il lessico dell'italiano tra storia e società, a cura di Giuseppe Antonelli, p. 91-124: 103-106).
Achille Campanile, Trattato delle barzellette. Con florilegio, silloge, repertorio, divisione per materie, enciclopedia alfabetica e storica, ad uso delle scuole, università, famiglie, comunità, signore sole, viaggiatori, tipi sedentari e professori della Sorbona, Milano, Rizzoli, 1961.