copertina di Il tempo dei semplici
29 aprile 2026, 18:00

Il tempo dei semplici

presentazione del libro

Luigi nacci presenta il suo libro Il tempo dei semplici (Einaudi, 2026).
In dialogo con Luigi Weber (Università di Bologna).

Il tempo dei semplici è «il libro del figlio»: il canto della vulnerabilità, alimentato dal desiderio di salvare tutto ciò che di limpido e saggio può essere salvato in una famiglia sul punto di sgretolarsi; il canto dell’amore che si oppone come una diga alla malattia e al tempo. A raccontare in prima persona è proprio il figlio, che guarda i suoi genitori – immigrato da un Sud povero lui, triestina di un quartiere altrettanto povero lei – invecchiare. Loro si amano, loro lo amano, lui li ama, la vita è tenace ma la fine è inevitabile. La madre che inizia a comprare i ravioli al supermercato anziché farli in casa, il padre che una volta aggiustava tutto e ora si arrende al cospetto delle cose rotte. «Non ne comprano di nuove, – dice il figlio. – La casa è piena di cose vecchie e rotte. A volte penso che le cose, per farsi sacre, debbano prima rompersi». Eppure è la bellezza a rischiarare ogni gesto: il padre e la madre che salutano il figlio dalla finestra brillando come una stella sola o che fanno mille chilometri per contemplare insieme il tramonto su una panchina, il padre che sposta le lumache nel parcheggio per salvarle o la madre che prende i suoi capelli caduti e li trasforma in coriandoli. Perché anche nell’approssimarsi della fine possiamo splendere. Come in un film muto che di colpo acquista la parola, Nacci ci fa vedere Trieste e le terre che la circondano e quelle ancora piú lontane con gli occhi dei semplici: il padre mandato in caserme di confine senza acqua o elettricità, la madre che ha preso solo due treni in tutta la vita, lo zio portuale che cerca la verità nelle osterie, o i ragazzini – figli di istriani, di slavi, di meridionali, di rom – che non hanno mai letto una pagina di Svevo o messo piede su una barca ma sanno riparare un carburatore con la bora a 100 km/h. È la Trieste degli ultimi che si nasconde dentro la Trieste dei fasti mitteleuropei. Un confine dentro il confine. Un margine che può illuminarci, se lo sappiamo guardare.
Luigi Nacci è insegnante, giornalista e guida naturalistica. Ha studiato letteratura e ha esordito come poeta, poi ha incontrato il cammino e la sua vita è cambiata. Lo ha raccontato in quattro saggi narrativi: Alzati e cammina (Ediciclo 2014), Viandanza (Laterza 2016), Trieste selvatica (Laterza 2019) e Non mancherò la strada (Laterza 2022). Nel 2021 ha curato Spirito libero e sangue caldo, l'autobiografia di una donna rom, per Ediciclo. Per la stessa casa editrice dirige la collana «La biblioteca del viandante». I suoi piú recenti libri in versi sono Quel che il lampo ha da dirti (Pordenonelegge - Samuele Editore 2025) e Passa come una luce (Istituto di Cultura della Città di Danzica 2026). Per Einaudi ha pubblicato I dieci passi dell'addio (2024 e 2026) e Il tempo dei semplici (2026).