Presentazione di Il gusto esteso di Davide Sparti (DeriveApprodi, 2026). L'autore ne parla con Giulio Armani, enologo de La Stoppa.
Come ha sottolineato Bourdieu ne La distinzione, quello del gusto è un campo di battaglia, un luogo di confronto non solo estetico ma pure politico. Il gusto esteso si inserisce in questa prospettiva prendendo le mosse da una doppia domanda: cosa conferisce al vino il suo gusto (questione biopolitica affrontata mediante le categorie di M. Foucault)? E, seconda domanda: chi decreta se quel gusto è buono? Ossia, in quali arene di prova il vino viene incessantemente giudicato? Cosa succede se ad essere valutato è il vino naturale (la concretizzazione gusto-olfattiva di un insieme di processi spontanei di trasformazione della materia vegetale)? Sparti scrive una controstoria del vino, nella quale si giudicano i vini non in base a criteri di stile – rigore, tipicità, fedeltà al disciplinare – ma in rapporto all’espressività del vivente ed alla restituzione della sua presenza in quel che si degusta. Invece della pretesa descrizione corretta del vino da parte degli assaggiatori professionali, perché non creare uno spazio più consono a parlarne? Piuttosto che misurare il vino in silenzio, come nel concorso enologico, si parla di ciò che si sta degustando, lo si mette in discussione, lo si ridefinisce, mentre si torna ad assaggiare il vino per riattivare il circuito della sensorialità e per confrontarsi con gli altri partecipanti alla degustazione nel tentativo di dare un senso a quello che si sente.
Pur prendendo le mosse da una ricerca etnografica su un dominio puntuale, questo libro si smarca dal mondo compilativo delle guide offrendo una riflessione ad ampio raggio sulla questione del gusto, nei suoi risvolti non solo filosofici ma pure sociopolitici, e si confronta criticamente con aspetti oggi al centro del dibattito culturale quali lo sfruttamento compulsivo di territori o l’ambigua collocazione del gusto nel mondo edonistico dei consumi.
Pur prendendo le mosse da una ricerca etnografica su un dominio puntuale, questo libro si smarca dal mondo compilativo delle guide offrendo una riflessione ad ampio raggio sulla questione del gusto, nei suoi risvolti non solo filosofici ma pure sociopolitici, e si confronta criticamente con aspetti oggi al centro del dibattito culturale quali lo sfruttamento compulsivo di territori o l’ambigua collocazione del gusto nel mondo edonistico dei consumi.
Davide Sparti (Università degli studi di Siena) è autore di varie monografie nel campo dell’epistemologia delle scienze sociali, della teoria dell’identità, della filosofia di Wittgenstein, nonché dell’estetica dell’improvvisazione e del gusto. È co-fondatore e membro del comitato direttivo della rivista Studi culturali.