Presentazione del libro Coreografie dell'abitare di Roberta Da Soller (Bulzoni, 2026). L’autrice ne parla con Eva Geatti e Viviana Gravano.
Il libro
In Coreografie dell’abitare, Roberta Da Soller indaga l’abitare come pratica attiva, corporea e politica, un fare vivo attraverso cui si articolano relazioni sociali, soggettivazione e accesso allo spazio. Nel dialogo tra performance studies, architettura e teorie femministe e queer, la coreografia diventa una lente critica per osservare le relazioni tra corpi, cose e architetture e le condizioni materiali e politiche che rendono alcuni spazi abitabili e altri inabitabili, esponendo i corpi a precarietà, esclusione o rovina.
Il libro attraversa geografie e temporalità diverse: dalle esperienze femministe di occupazione e ripensamento dell’ambiente costruito nella Londra degli anni Settanta e Ottanta, alle sperimentazioni artistiche di Downtown Manhattan, fino alle pratiche coreografiche di Puerto Rico e della Giamaica. Assunti come pratiche di pensiero, performance ed eventi coreografici permettono di interrogare le forze storiche, economiche e coloniali che modellano i luoghi e i modi in cui i corpi ne rinegoziano usi e significati. Ne emerge una riflessione sull’abitare come campo di tensione tra catastrofe, vulnerabilità e possibilità di immaginazione e creazione.
L’autrice
Roberta Da Soller è ricercatrice, attrice cinematografica e performer che vive e lavora tra isola e area metropolitana di Venezia. Ha conseguito un dottorato di ricerca presso l’Università IUAV di Venezia, dove ha cofondato l’unità di ricerca PERLa (Performance Epistemologies Research Lab) e ha svolto attività di ricerca e didattica. Nel 2026 ha pubblicato, per i tipi di Bulzoni, Coreografie dell’abitare. Eventi coreografici fra isole, corpi, architetture e catastrofi. Dal 2011 al 2017 è stata producer di Live Works presso Centrale Fies e, nel 2019, ha co-curato con Simone Frangi la pubblicazione Live Works. Nelle pieghe del reale attraverso la lente del performativo / On the Folds of the Real through the Lens of the Performative.