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copertina di Gianluca Di Dio

Gianluca Di Dio

Voci dal verbo LEGGERE | qualche domanda su libri e letture a Gianluca Di Dio in occasione dell’uscita del suo nuovo romanzo ‘La sublime costruzione’.

Che ruolo hanno libri e lettura per te, qual è il tuo rapporto con la parola scritta e le immagini e con l’oggetto libro/pubblicazione?
Be’, leggere e scrivere sono il mio lavoro. Non è stato sempre così, ma lo è dal 1993 o 1994, da quando me ne sono andato a Milano a fare il copywriter. Poi sono tornato in Emilia perché aspettavo un figlio e mi sono piazzato a Bologna dove per un po’ ho cambiato lavoro e ho fatto il libraio. A quel punto non scrivevo più per le aziende e i loro prodotti, ma scrivevo per me e per i lavori che avevo in testa. Ma la lettura non è mai cessata. Fondamentalmente perché credo che scrivere senza leggere è come suonare un violino senza usare l’archetto.

Quali sono i testi significativi nella tua formazione?
Mah, la mia formazione è molto eterogenea, io ho studiato medicina e per riuscire a finire, i testi più importanti sono stati i libri sui sogni. In quel periodo ho letto tutti i libri immaginabili sui sogni e sulla loro interpretazione o sulla loro genesi. Poi ho letto sempre molto teatro perché parallelamente vivevo in teatro e tutti i miei amici lavoravano in teatro. Io sono praticamente nato in teatro, mia madre faceva la suggeritrice e mio zio era un regista-attore del Teatro Stabile di Parma. Ogni anno a primavera c’era il festival del teatro universitario e mio zio mi chiamava a lavorare. Io montavo le scene di notte con gli attrezzisti delle compagnie che venivano da tutta Europa, poi dormivo tre o quattro ore e quando cominciavano gli spettacoli ero seduto in prima fila per vedermeli tutti. Ho letto tanto perché allora non c’erano i sovratitoli nei festival e dovevi conoscere le storie e così si leggeva. Le opere di teatro mi hanno insegnato molto.

Biblioteche, archivi, librerie, rete: dove cerchi parole e immagini, volumi e riviste, fumetti utili per le tue ricerche?
A me piacciono le biblioteche, ci vado sempre per cercare i documenti, i libri che mi servono, ma anche per cercare le idee. Le idee vengono camminando tra gli scaffali come in un labirinto, a volte, e leggendo qua e là così da creare una specie di tela di testi diversi che alla fine portano sempre da qualche parte. Poi si torna a casa e non si riesce a mangiare da tante idee che si è raccolto.

Lettura come stimolo, approfondimento, per documentarsi, per distrarsi…? Tu come la pratichi?
Ma io in verità non sono per la lettura a oltranza, cioè per leggere a tutti i costi, come per passare il tempo o come lavorare a maglia. La lettura non mi fa mai passare il tempo, anzi leggendo, il tempo non esiste, è parametro che si annulla e non serve più. Ecco, però, perché sia così, bisogna che quello che leggo sia straordinario o che mi stordisca, anche solo in parte, cioè che non sia una cosa che assomiglia a quel tipo di musica che si sente nelle sale di aspetto dei dentisti. Se no preferisco andarmene a camminare in campagna o a giocare a bocce in qualche circolo. Leggere per me è come cercare una vena d’oro in un monte, ecco, è un po’ così, non sempre va bene, ma è sempre una bella ricerca.

Quali sono le letture che hanno contribuito al tuo percorso artistico e, nello specifico, al processo creativo per la produzione di questa mostra? Che rapporto hai con la parola scritta? 
Per scrivere La Sublime Costruzione ho letto un mucchio di libri e ho fatto anche dei viaggi. Sia i libri sia i luoghi mi dovevano parlare di una certa zona del mondo che definirei come un nordest del mondo. Ovvero un non-luogo residuale attaccato a un’irriducibile speranza totalmente utopica, irreale e fantastica. Ci sono una serie di autori, tutti dell’est Europa che io amo molto, tipo Sorokin, Krasznahorkai, Bodor, Volodine, Cartarescu, Gospodinov e la Kristof, ma ci metterei anche Stanislaw Lem. Parlano tutti una stessa lingua estetica, potrebbero appartenere tutti allo stesso movimento che chiamerei Residualismo e nel quale vorrei entrare anch’io, ma non so se mi prenderebbero. Ecco, quei libri lì io me li tengo tutti sul tavolo quando lavoro, perché credo che mi porti bene.

Tieni dei libri, fumetti, riviste in casa? Se si, ci racconti brevemente come è o non è organizzata la tua libreria?
Io ho una libreria murata che ho riempito, per circa la metà dello spazio, con libri di narrativa, poi il resto è diviso tra vocabolari e teatro. C’è anche un po’ di poesia. Poi ho circa venti scatoloni dove tengo i libri d’arte e i saggi e altro teatro e i libri dei miei amici. E lì per trovare un libro ci vuole una giornata…

Hai dei consigli di lettura da suggerire?
Leggete dei libri belli. Anche con le figure, non importa.


Lunedì 10 gennaio h 18 in Biblioteca Salaborsa, Gianluca Di Dio ha presentato il nuovo suo nuovo romanzo, La sublime costruzione, Voland 2021 in dalogo con Andrea Tarabbia.
Nell’immagine, il tavolo di lavoro dello scrittore.


Gianluca Di Dio è nato a Parma e vive a Bologna dove lavora come copywriter. Ha pubblicato scritti su varie riviste e quotidiani. Un suo testo teatrale, J. C. Woyzeck: un cane smarrito si aggira per l’Europa, è stato rappresentato in Italia e all’estero, tradotto in tedesco e pubblicato in Germania (München, Theaterstückverlag, 1995). Nel 2002 è stato selezionato per la Xª edizione di Ricercare-Laboratorio di Nuove Scritture. L’anno dopo ha pubblicato il primo romanzo: L’Emiliano innamorato (Ravenna, Fernandel, 2003) e Senza titolo, un rap poetico dedicato a Jean-Michael Basquiat (Bologna, ART’E’, 2003). Suoi racconti sono inseriti in varie antologie: Resistenza 60 (Ravenna, Fernandel, 2005); La memoria fugge in là... (Bologna, Alberto Perdisa Editore, 2005); Parma Noir (Parma, MUP Editore, 2005); e Sangue corsaro nelle vene (Imola, Bacchilega Editore, 2006). Nel 2010 è uscito il suo secondo romanzo, Prospero (Ancona, Italic-Pequod) e nel 2019 il terzo, Più a est di Radi Kürkk (Roma, Voland). La Sublime Costruzione (Roma, Voland, 2021) è il suo ultimo romanzo. 


Puoi trovare libri/letture di/e segnalate da Gianluca Di Dio disponibili al prestito presso le biblioteche di Bologna, al prestito digitale su EmiLib/MedialibraryOnline e in vendita nelle librerie.