#LETTUREsulTavolo | Filippo Tappi

un format settimanale per raccontare libri e letture al Nuovo Forno del Pane 
11 novembre 2020 | sei domande a Filippo Tappi 

Che ruolo hanno libri e lettura per te, qual è il tuo rapporto con la parola scritta e con l’oggetto libro/pubblicazione?
Orientarsi con le stelle è il libro che raccoglie tutte le poesie di Raymond Carver.
La lettura per me è prima di tutto disorientamento. Le letture che preferisco mi gettano in una modalità notturna dell’agire, intuitiva, lucida, un brillare prescientifico del  pensiero, che scardina abitudini e scavalca la mera conoscenza. Così sono costretto al riorientamento. Appaiono visioni inaspettate, catene di ragionamenti che non potevo immaginare. I libri in questo senso per me sono pugni sulla nuca, baratri dai quali non si può risalire, pozzanghere, aloni di senso.Ho un rapporto fisico con la carta, gli inchiostri, le pagine e i volumi. Spesso mi capita di volere un libro solo per la sua forma, o il colore che la sua copertina ha acquisito invecchiando.

Quali sono i testi significativi nella tua formazione artistica?
Ricordo di aver passato una notte intera a leggere Il fanciullino di Giovanni Pascoli senza riuscire a staccarmi da quelle pagine. Non ero minimamente preparato. Da quell’esperienza porto ancora con me il concetto di “Onomaturgia”, il dare nomi alle cose. Leggere Infanzia berlinese di Walter Benjamin mi ha provocato un ricordo potentissimo, che prima vagava sotterraneo: c’era un dosso alla fine della strada che portava a casa dei miei nonni, e ogni volta che lo si superava con la macchina si sapeva di essere arrivati. Quel dosso provocava un leggero sussulto del corpo, una mancamento del proprio peso. Non c’era bisogno di guardare fuori dal finestrino: bastava aspettare quella sensazione. Ne Le porte regali di Pavel Florenskij ho scoperto una vera e propria tecnica per vedere le immagini fluire nella mente senza poterle controllare, come su uno schermo cinematografico, durante quel breve lasso di tempo che precede il sonno. In un passaggio de L’infinito turbolento Henri Michaux usa il colore nero in maniera ossessiva per descrivere un’esperienza di alterazione sensoriale. Questo colore diventa nella sua scrittura l’unico strumento utilizzabile per definire qualcosa di impalpabile. Il “buio logico” o “il silenzio frontale” che si incontra nelle poesie di Milo De Angelis (Millimetri, Distante un Padre) mi ha inizialmente aiutato a mettere a fuoco la mia pratica artistica. A lui sicuramente devo tanto.

Biblioteche, archivi, librerie: dove cerchi parole e immagini, volumi e riviste utili per le tue ricerche?
A vent’anni ho lavorato alla Biblioteca Malatestiana di Cesena. Per un anno ho raccolto, appuntato o fotocopiato quotidianamente ciò che la biblioteca mi offriva. Questa pratica è ancora attiva. Con Tipografia Testamento, un collettivo legato alla stampa e all’editoria che ho fondato nel 2010, è normale frequentare archivi e biblioteche in cerca di libri e progetti editoriali non facili da reperire. Per consultare i numeri della rivista Documants di George Bataille (La congiura sacra, che raccoglie tutti i numeri della rivista Acéphale da lui diretta è stato un libro fondamentale per la formazione del collettivo) siamo stati alcuni giorni a Roma alla Biblioteca di Archeologica e Storia dell’Arte, e l’ultimo progetto a cui abbiamo lavorato è stato sviluppato per la Biblioteca Andreas Zust, luogo eclettico sulle Alpi svizzere dove convivono libri di micologia e pubblicazioni d’arte contemporanea. Purtroppo non è stato ancora possibile realizzarlo. 

Lettura come stimolo, approfondimento, per documentarsi, per distrarsi…? Tu come la usi?
Più che usare la lettura, cerco modi per lasciarla agire. Rimango in ascolto, in attesa di strumenti che ogni tanto lei mi offre. Non è detto che siano strumenti per me comprensibili, o realmente utili. Ho una passione per i romanzi di Philip K. Dick, che mi trascinano molto velocemente altrove, e altrettanto velocemente mi restituiscono al quotidiano. E mi pare di non aver guadagnato nulla da questi incontri. Eppure torno a frequentare i suoi mondi, e la sua scrittura apparentemente così semplice, le sue sovrapposizioni dimensionali e quegli stati psicologici così acuti. I turbamenti del giovane Torless di Robert Musil inizia con una citazione di Maurice Maeterlinck “Noi togliamo stranamente valore alle cose non appena le pronunciamo. Crediamo d’esser scesi sul fondo degli abissi, e quando ne riemergiamo la goccia d’acqua che stilla dalla punta sbiancata delle nostre dita non somiglia più al mare da cui viene. C’illudiamo d’aver scoperto una massa di meravigliosi tesori, e quando torniamo alla luce non abbiamo portato con noi che pietre false e pezzetti di vetro. Eppure, nell’oscurità, il tesoro conserva immutato il suo luccichio.”

Quali sono le letture che contribuiscono al tuo percorso creativo durante questa residenza? Quali libri, riviste, fanzine si accumulano sul tuo tavolo di lavoro?
C’è una selva di oggetti e materiali vari tra cui libri, riviste e pubblicazioni leggere che mi sta attorno mentre lavoro. Questa foresta muta lentamente, non viene mai resettata, evolve organicamente. Ci sono libri che rimangono con me per anni, fisicamente. Altri appaiono e scompaiono. Questi sono alcuni dei titoli che si trovano attorno a me in questo momento:
La città invertita - Valerio Mattioli
I film liberano la mente - Rainer Werner Fassbinder
Linea d’ombra (rivista mensile di storie e immagini)
In senso inverso - Philip K. Dick
La caduta del cielo - David Kopenawa e Bruce Albert
Tre sentieri per il lago e altri racconti - Ingeborg Bachmann
Cominciamenti - Henri Michaux
La tortura delle mosche - Elias Canetti
Il regno - Emmanuel Carrère
Opinioni di un clown - Heinrich Boll
L’esausto - Gilles Deleuze
Note sul cinematografo - Robert Bresson
Cose trasparenti - Vladimir Nabokov
Poesie - Paul Celan
La perdita dei sensi - Ivan Illich

Hai dei consigli di lettura da suggerire?
La pagina che ho strappato da Sogni, una raccolta delle attività oniriche rintracciate nei quaderni di Franz Kafka, riporta questi appunti: 
Niente, soltanto immagini, nient’altro, oblio perfetto. 
(Frammenti di quaderni e fogli sparsi, senza data)


Filippo Tappi (Cesena, 1985) è un artista visivo il cui percorso è legato alla scultura, alla stampa e alle dinamiche collettive. Molti dei suoi lavori assumono forme effimere spesso legate a una idea ridotta di oggetto e di scena. Nel 2010 fonda Tipografia Testamento, organo di stampa dedicato a edizioni rapide e artigianali. Dal 2020 si occupa della programmazione di LOCALEDUE.

Puoi trovare libri/letture segnalate da Filippo Tappi disponibili al prestito presso le biblioteche di Bologna, al prestito digitale su Emilib/MedialibraryOnline e in vendita nelle librerie.

#LETTUREsulTavolo è un percorso di promozione circolare/integrata a cura del Patto per la lettura di Bologna e MAMbo - Museo d’Arte Moderna di Bologna insieme ad artiste e artisti del Nuovo Forno del Pane.

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