Riproduzione e conricerca: il modello di Romano Alquati

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A più di dieci anni dalla sua scomparsa, Romano Alquati è per il pensiero critico un giacimento ancora in larga parte inesplorato. L’Alquati più conosciuto è quello dei «Quaderni rossi» e di «Classe operaia», della composizione di classe e della «conricerca militante», architrave dell’operaismo politico italiano. Quasi del tutto sconosciuto è, invece, il suo percorso tra gli anni Ottanta e Novanta: si tratta, probabilmente, del periodo più importante nella sua elaborazione teorica militante. È in questi anni, infatti, che costruisce il «modellone», ovvero una proposta di interpretazione complessiva del capitalismo contemporaneo e delle possibilità di una fuoriuscita collettiva, giungendo a formulare delle ipotesi sulla società iperindustriale, sulle nuove forme di soggettività e sulla centralità della riproduzione, che anticipano le odierne tendenze di sviluppo.

La casa editrice DeriveApprodi ha intrapreso un percorso per far emergere questa Atlantide del pensiero critico. Sono due i testi finora pubblicati: «Un cane in chiesa. Militanza, categorie e conricerca di Romano Alquati», a cura di Francesco Bedani e Francesca Ioannilli, e l’inedito «Sulla riproduzione della capacità umana vivente. L’industrializzazione della soggettività», ultimo testo scritto da Alquati.

Giovedì 18 novembre alle 17.30 ne discutono con Francesco Bedani e Francesca Ioannilli (curatori di «Un cane in chiesa»), Alisa Del Re (Università di Padova) e Luca Perrone (Archivio Alquati).


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