Il successo del libro è certificato dalle numerosissime ristampe realizzate dell’edizione che Feltrinelli pubblica nella collana Universale Economica a partire dal 1989. Non viene apportata nessuna modifica al testo, mentre in copertina viene collocato uno degli strani esseri che popolano l’isola, il cubolo, rappresentato in due delle immagini a colori presenti nel testo. Il titolo in copertina di questa edizione è semplicemente Stranalandia, mentre sul frontespizio rimane il titolo originale completo.
Nel 2025 è stata pubblicata una nuova edizione del testo, per la prima volta con copertina rigida, che vediamo a fianco. Ancora una volta il disegno cambia: questa volta acquista visibilità l’alfabeto muto che Osvaldo, unico abitante umano dell’isola, utilizza per comunicare con gli animali (anche se, lo abbiamo visto, la gallina intelligente sembra essere ben più abile di lui nell’usare le parole...).
In questo volume del 2025 troviamo il titolo semplificato Stranalandia non solo in copertina ma anche sul frontespizio, adottando “ufficialmente" l’abbreviazione comunemente in uso fra i lettori. Da un punto di vista biblioteconomico quindi il titolo principale è cambiato in questa nuova edizione.
Il libro è arricchito da una sovracoperta - di altezza però ridotta rispetto al volume, in modo che titolo e autori scritti sulla copertina rimangano visibili - che riporta il disegno che occupava copertina e quarta di copertina dell’edizione del 1984.
In nessuna delle edizioni pubblicate finora è stata utilizzata come immagine di copertina la mappa di Stranalandia, che come in ogni libro di avventura - realistica o fantastica che sia - fa la sua comparsa prima ancora che la storia abbia inizio. L’isola «era all’inizio perfettamente quadrata» ma poi venne smangiucchiata dai serpenti rosicchiamondo (Golfarius gigante) che popolano il mare che la circonda.
Stefano Benni, Pirro Cuniberti, Stranalandia, Milano, Feltrinelli, 2025.
La copertina dell’edizione del 1989 è stata gentilmente fornita dalla Biblioteca “Cesare Pavese” di Casalecchio di Reno, che ringraziamo.