Ma più che nel Novecento, il legame tra la massoneria e la città di Bologna è stato forte nel secolo precedente. Come scrive Fiorenza Tarozzi:
«Bologna, non diversamente dalle altre città europee, fu nel corso dell’Ottocento attraversata da una vivace, colta, attiva presenza massonica: aristocratici, borghesi, appartenenti alle professioni liberali, artigiani frequentarono le logge massoniche, ne influenzarono gli indirizzi e le scelte sia sul piano sociale sia su quello politico [...]».
(F. Tarozzi, Uno sguardo sulla massoneria bolognese nell’Ottocento, in Bologna massonica. Fra passione e ragione, p. 113-125: 113).
La diffusione della massoneria lungo l’ampio arco che va dall’occupazione napoleonica, passa per l’Unità d’Italia e arriva alla fin de siècle, è stata oggetto di ampia indagine storica: i curiosi e gli interessati possono partire, nella Biblioteca dell’Archiginnasio, dal ventunesimo volume della Storia d’Italia di Einaudi, dedicato proprio a La massoneria, o da approfondimenti più mirati come gli studi di Carlo Manelli – o, in alternativa, esplorare la pagina curata dal Museo del Risorgimento sul tema.
La massoneria intreccia le vite di grandi e grandissimi personaggi della Bologna ottocentesca: Giosuè Carducci – qui a fianco, vediamo il suo necrologio scritto per le logge bolognesi - e Giovanni Pascoli, Ugo Bassi – ancora oggi, sotto il monumento che lo ritrae, nella via omonima, è presente il simbolo massonico per eccellenza, la squadra e il compasso – Quirico Filopanti, Andrea Costa, Carlo Pepoli, tra gli altri.
La massoneria di Gladonia, con le sue Tesseraloggia, impallidisce in confronto!
Ricordando Giosuè Carducci ai ff. dell'or. di Bologna nella solenne annuale tenuta di lavori funebri, 10 marzo 1921, Bologna, [s.n.], 1922.
Collocazione: Sorbelli Caps. 89 Opusc. 32