La Profezia di Celeste
La Profezia di Celeste

Finora abbiamo proceduto per grandi temi, cogliendo gli spunti di discussione - anche di critica sociale - che il romanzo solleva. Nella parte finale di questa gallery ci concentreremo invece su luoghi, eventi e personaggi più specifici e puntuali che emergono con particolare evidenza dalle pagine de La Compagnia. Il punto di partenza obbligatorio è l’elemento che, secoli prima che si avverasse l’avventura raccontata nel romanzo, l’aveva già narrata. 

La partecipazione dei Celestini al torneo di pallastrada infatti è miracolosamente raccontata sulle pareti dell’orfanotrofio dei padri Zopiloti, nella profezia, recitata da Celeste e trascritta dall’allora decano degli Zopiloti, Don Bolario: subito dopo «essa iniziò ad apparire, come dipinta da una mano invisibile, in vari punti del palazzo, sui muri, sui quadri e financo, mi perdoni, sulle tavolette del water», come ci racconta, alla fine del capitolo 4, Don Biffero.
Tra i modelli più immediati – sia nella lingua, una sorta di ibrido latino-volgare medievale, sia nella forma – avrà giocato un ruolo non indifferente Michel de Nostredame, meglio noto come Nostradamus.
La Biblioteca dell’Archiginnasio possiede vari materiali, per qualche motivo, “profetici”: da un manoscritto quattrocentesco splendidamente miniato – già oggetto di una mostra e evocato in una scheda, nell’ambito del Gruppo di lettura su Umberto Eco del 2025 – a più prosaiche, ma immancabili, profezie attribuite alla civiltà Maya.
La biblioteca non possiede nessuna edizione cinquecentesca delle Centurie – questo, uno dei titoli originali delle profezie di Nostradamus – ma non mancano certo documenti legati ad esse. Il più importante è senz’altro la riproduzione della rarissima edizione del 1557, di cui qui riportiamo il frontespizio, accompagnata da un interessante studio di Gérard Morisse. 
Ma va nominato anche il fratello di Nostradamus, Jean, all’epoca ben più celebre – e oggi pressoché dimenticato anche dagli studiosi. Questi, erudito e studioso di letteratura provenzale, scrive nel 1575 Les vies des plus celebres et anciens poetes prouensaux. Di quest’opera viene immediatamente fatta una traduzione, anch’essa conservata tra i fondi della Biblioteca dell’Archiginnasio. 
Il fascino delle Centurie si è comunque diffuso, pur tardivo, e ha toccato anche personaggi inaspettati, come l’antropologo François Dumézil, che si è divertito a raccontare un tentativo di esegesi profetica in uno strano libro, tra la fiction e l’indagine storica.

 

Les prophéties de M. Michel Nostradamus. Dont il en y'a trois cents qui n'ont encores jamais esté imprimées, ripr. facs. dell'ed. Lyon, Chez Antoine du Rosne, 1557, [Budapest], Orszagos Szechenyi Konyvtar, 2004.

Collocazione: 20. N. 90