In un’intervista Pier Luigi Cervellati ha definito una «sciagura» la pianificazione urbanistica della costa romagnola avviata nel dopoguerra, che ha portato alla cancellazione di edifici - «le colonie marine, le grandi architetture alberghiere (grand-hotel) e l’architettura minore, piccolo borghese, dei villini» - che erano degni di entrare nelle storie dell’architettura (La costa romagnola è irrecuperabile. Conversazione con P.L. Cervellati, in Avanguardia romagnola: architetture balneari del XX secolo, p. 15-20: 15).
In seguito ai danni causati dai bombardamenti, di cui qui vediamo due esempi, si è aperta la strada a uno «scempio edilizio» (ivi, p. 18) che ha assecondato e a sua volta accresciuto il turismo che prima del conflitto, pur essendo in crescita, non aveva ancora raggiunto dimensioni di massa.
La descrizione che Benni dà della zona costiera in cui si svolge una parte de La Compagnia dei Celestini mira a mettere in luce proprio questo meccanismo, all’interno del più ampio tema dell’uso e della gestione dello spazio pubblico.
Le foto presentate in questa scheda sono tratte da un lavoro di Luigi Silvestrini pubblicato proprio nel 1945 e dedicato in particolare al territorio riminese. Anche grazie a numerose tavole fotografiche il volume racconta lo sviluppo turistico del secolo precedente e la situazione postbellica, che darà origine a quanto descritto da Cervellati.
Luigi Silvestrini, Un secolo di vita balneare al lido di Rimini 1843-1943, Rimini, a cura dell'Azienda di soggiorno, 1945.