L'Orfanotrofio maschile bolognese
L'Orfanotrofio maschile bolognese

«Sino a poco tempo fa, Bologna, così ricca d’Istituti femminili educativi di beneficenza, difettava d’Istituti maschili, poiché il solo Asilo Clemente Primodì, per quanto spieghi largamente la sua azione benefica, non può bastare a tutti i bisogni della popolazione [...]».

 

Così si apre la prefazione di Nino-Bixio Scota (p. 5-16: 5) a L’Orfanotrofio maschile bolognese, un opuscolo che racconta con dovizia di particolari, anche amministrativi, come la Prefettura si fosse mossa nel 1916 per aprire un Istituto che si occupasse di soddisfare «L’urgenza di raccogliere fanciulli orfani e abbandonati» e che «in seguito potesse acquistare tale sviluppo da ospitare i figliuoli dei morti in guerra» (ibidem).

Significativo l’accento posto sul fatto che, per la prima volta o quasi, si avverte la necessità di aiutare anche i bambini abbandonati, non solo le bambine, tradizionalmente giudicate meno abili alla vita di strada. In Il bambino e la città, Colin Ward si occupa delle differenze di genere relativamente a questo aspetto in un capitolo intitolato Le bambine sullo sfondo (p. 125-133).

Fra le molte belle fotografie che si possono trovare fra le pagine della prefazione di Scota scegliamo questa, che ci mostra un momento di gioco all’interno dell’orfanotrofio.

 

L'Orfanotrofio maschile bolognese, [pref. di Nino-Bixio Scota], Bologna, Mareggiani, [1918?].

Collocazione: MALVEZZI 51 / 18