Un’attenta analisi de La Compagnia dei Celestini si trova nel libro di uno dei più importanti studiosi della letteratura degli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso, Filippo La Porta. In La nuova narrativa italiana, pubblicato nel 1995, La Porta colloca Benni in apertura del capitolo Poligrafia del riso, in compagnia di Paolo Rossi, Michele Serra, Gene Gnocchi, Maurizio Salabelle, Sergio Lambiasse, Domenico Starnone e Nanni Moretti. A guardarla a distanza di 30 anni si direbbe una compagnia composita e stramba quasi quanto quella del nostro romanzo...
Le pagine che il critico dedica a La Compagnia, il «romanzo forse più ambizioso di Stefano Benni» (p. 183-187: 183), toccano tematiche già viste nella recensione di Baricco: la lingua, l’importanza dell’Utopia, il fatto che la critica e il racconto dell’Italia - che «potrebbe anche generare un effetto di saturazione» (ibidem) perché è la realtà che abbiamo tutti i giorni sotto gli occhi - è resa interessante dalle modalità con cui è trattata nella scrittura, dall’invenzione linguistica, dal gioco letterario di mescolanza fra paraletteratura e letteratura “alta”. Meccanismi e strumenti che sono propri di un grande scrittore, come lo aveva definito Baricco un paio di anni prima.
L’opera di Benni si muove, secondo La Porta, sul rischioso crinale di un eccessivo pedagogismo e della retorica, ma trovando il modo per non cadere nella banalità e suscitare sempre un riso intelligente e che offre la possibilità di un riscatto:
«Sbaglierebbe però chi si aspettasse da Benni una satira addomesticata e dagli esiti scontati, chi cercasse in lui conferme o risposte al proprio bisogno di identità. Non illudiamoci: anche nei nostri cervelli, come in quelli dei gladoniani, salgono al cielo nubi di malvagità. Se però l’Italia che ride appare in questi anni quasi sempre peggiore (più carognesca, più ottusa, più volgare) di quello che è, leggendo i romanzi e i racconti di Benni capita di ridere spesso e nello stesso tempo di immaginare, con visionaria precisione, tanti mondi in cui poter abitare (o da cui poter evadere) per qualche tempo» (ivi, p. 187).
Filippo La Porta, La nuova narrativa italiana. Travestimenti e stili di fine secolo, Torino, Bollati Boringhieri, 1995.
Del libro di La Porta è uscita, nel 1999 presso lo stesso editore, una edizione ampliata, in cui la parte dedicata a Benni, invariata, è alle p. 189-193:
Filippo La Porta, La nuova narrativa italiana. Travestimenti e stili di fine secolo, nuova ed. ampliata, Torino, Bollati Boringhieri, 1999.