Il legame con il romanzo di Benni, appena accennato nella frase citata nella scheda precedente, era stato spiegato dal gruppo di urbanisti in apertura delle pagine introduttive di uno dei documenti da loro prodotti, gli atti del primo seminario organizzato a Monte Sole nel novembre 2001:
«Orfani in cerca di uno spazio pubblico per giocare la loro partita a calcio è “la Compagnia dei Celestini” nel romanzo di Stefano Benni. Orfani di una città vivibile in cerca di uno spazio sociale per tornare a essere cittadini è “la Compagnia dei Celestini”, frutto dell’impegno e della sensibilità di un gruppo di persone che hanno deciso di giocare la loro partita sul campo pubblico. Orfani diversi, di mondi diversi, noi e i Celestini di Benni. Identici però nella convinzione che pensare e costruire una città migliore sia davvero possibile» (p. 3).
Non ci sono ulteriori spiegazioni del perché sia stato scelto questo nome e questo testimonia due cose. Innanzitutto che il romanzo era sufficientemente conosciuto da fare parte di un immaginario comune a cui si poteva fare riferimento senza troppi approfondimenti. Inoltre che chi aveva letto il testo di Benni non aveva bisogno di troppo “aiuto” per cogliere l’importanza della relazione dei bambini in fuga con la città. In effetti il rapporto conflittuale fra i Celestini e lo spazio pubblico è uno dei temi costitutivi del romanzo, pur essendo sempre solamente “raccontato” da Benni, che lo fa emergere dalle vicende, senza esplicitarlo in considerazioni di tipo riflessivo o saggistico che potrebbero interrompere il flusso degli eventi. Il lettore lo coglie quindi in maniera quasi inconscia. Forse solamente la parte ambientata nella riviera romagnola mette esplicitamente in primo piano la difficoltà del rapporto fra spazio pubblico e interessi privati. Ma su questo torneremo.
Dal Piano regolatore al Piano regalatore. Una discussione sulle recenti trasformazioni urbane e Bologna. Atti del seminario di Monte Sole, novembre 2001, a cura della Compagnia dei Celestini, [Bologna, s.n.], 2002.