«La Compagnia dei Celestini è nata il primo maggio del 2001 dall’iniziativa di una decina di urbanisti che, mossi da un sentimento di affetto verso la loro città, Bologna, percepita sempre più sofferente, degradata, insalubre, inaccogliente, si sono chiesti cosa fare, quale contributo elaborare, in qualità di cittadini, affinché si recuperasse nell’attività amministrativa, lo spirito di servizio verso l’interesse pubblico sempre appartenuto a Bologna e alla tradizione emiliana, ma ormai da troppi anni offuscato.
L’appello lanciato il primo maggio conteneva due principali obiettivi: stimolare un dibattito cittadino sui temi della qualità della vita urbana, e quindi sulle scelte di pianificazione compiute a Bologna, e indurre a riparlare di urbanistica come disciplina di interesse collettivo, che sappia garantire che lo sviluppo della città non avvenga privilegiando gli interessi particolari, ma quelli pubblici e collettivi».
(Barbara Nerozzi, Guardare al futuro di Bologna: gli occhi della Compagnia dei Celestini, «Urbanistica informazioni. Supplemento bimestrale di Urbanistica. Rivista dell'Istituto nazionale di urbanistica», XXXI, 2003, n. 189, p. 55-56: 55)
Quasi 10 anni dopo l’uscita del romanzo, i Celestini escono dalle pagine e fanno il proprio ingresso nel dibattito sulla gestione urbanistica della città in cui sono nati, per opporsi a una crescente tendenza alla speculazione che si concretizza in «operazioni urbanistiche che determinano un’alta rendita immobiliare privata, in cambio di contropartite povere o nulle per la collettività» (ibidem). Sono gli anni dell’unica giunta comunale dichiaratamente di centro-destra nel dopoguerra bolognese, ma molte delle tematiche e delle lotte portate avanti dal gruppo di urbanisti e architetti che fondarono questo gruppo informale - che poi divenne associazione culturale - sono ancora attuali a 20 anni di distanza. Fra i fondatori c’era Francesco Evangelisti, che ringraziamo per avere fornito alla Biblioteca dell’Archiginnasio alcuni documenti relativi a quell’esperienza e che vedremo nelle prossime schede.
Per approfondire si legga il Manifesto della Compagnia dei Celestini, pubblicato online nel 2002 - poteva essere sottoscritto dai cittadini ma oggi non sembra più rintracciabile nella Rete - e riproposto nel volume di cui vediamo la copertina (p. 123-126). Nella Nota introduttiva a questa raccolta di saggi viene anche spiegata la scelta del nome:
«Il nome dell’associazione, apparentemente singolare, è ispirato a un noto romanzo di Stefano Benni, metafora surreale di una società orfana dello spazio pubblico, per le relazioni e gli scambi; una società sempre più schiacciata dagli interessi potenti di pochi, bigotta e perbenista» (p. 11-12: 11).
In Ciao Bologna! la Compagnia dei Celestini pubblica, oltre al Manifesto e alla Nota introduttiva sopra citati, tre saggi: L’intervento di “riqualificazione” in via Due Madonne (p. 81-85), La “riqualificazione” dell’area ex Seabo (p. 87-92), La mobilità a Bologna: temi e prospettive in campo (p. 99-121).
Ciao, Bologna!, a cura di Archivio di studi urbani e regionali, Milano, F. Angeli, [2004].